Psicologia e Società

Disturbi Mentali? Classificazioni diagnostiche? Psicoterapie? Di cosa di tratta?

Disturbi Mentali? Classificazioni diagnostiche? Psicoterapie? Di cosa di tratta?

dott. Luigi Antonio Perrotta

20/10/2010

 
Parlare di disturbi mentali, disagi psicologici, sofferenza psichica, ha sempre sollecitato reazioni particolai e diverse che possono includere evitamento, paura, talvolta sospetto e irritabilità, diffidenza o turbamento. Proviamo a dare qualche chiarimento a domande molto frequenti.
 
 
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La nave dei folli di Hieronymus Bosch
 
 
A cosa ci si riferisce quando parliamo di disturbi mentali?
 
 
Ci riferiamo a situazioni problematiche o invalidanti per la persona, criticità nel gestire la propria vità, affetti, relazioni quotidiane; a deviazioni importanti, comportamenti rigidi e problematici vissuti come difficili da superare dalla persona che li vive e che generano sofferenza, disagio e che possono ostacolare o impedire il quotidiano svolgimento delle comuni attività della vita.
 
Disturbo etimologicamente significa “ostacolo, impedimento”; quando pensieri, credenze specifiche - rigide o distorte -, distorsioni relative al pensiero, sentimenti ed emozioni penose ricorrenti, comportamenti bizzarri o involontari, generano fastidio e sofferenza e rendono faticosa, difficile, fino a rendere impossibile, la possibilità di svolgere compiti quotidiani, stabilire relazioni significative abbastanza buone, ed inserirsi in maniera serena e spontanea nelle varie situazioni di vita e nei sistemi sociali e simbolici del contesto in cui viviamo.
 
I sintomi associati a queste condizioni sono diversi, complessi da elencare in maniera organica e completa, possono essere pensieri ricorrenti e molesti, idee bizzare, impulsi incontrollabili, desideri vissuti come inaccettabili, ansia, preoccupazioni eccessive rispetto a compiti quotidiani, apatia, allucinazioni, pensieri e voci disturbanti, rigidità nello svolgimento dei propri compiti, difficoltà di attenzione, problemi scolastici, irritabilità, rabbia, stanchezza persistente, impossibilità a definire e a raggiungere obiettivi personali gratificanti e molti altri. Ad essere sintomatiche possono essere anche le modalità relazionali rigide, insufficienti a gratificare la persona nel suo bisogno di affetto, intimità e di incontro con l'altro. I sintomi possono non essere vissuti come disturbanti dalla persona che li vive (in questo caso vengono definiti egosintonici, cioè in sintonia con il globale modo di funzionare del soggetto) ma creano allarme nelle persone più vicine (parenti, partner, familiari). In questo caso sarà molto più difficile che il diretto interessato riesca a rendersi conto del suo malessere e chiedere aiuto. In alter situazioni i sintomi possono diventare pericolosi sia per la persona che ne soffre che per coloro che vivono a lui vicino, pensiamo alle ideazioni suicidarie, atti compulsivi e autolesionistici, aggressività, violenza. Queste difficoltà, le sensazioni vissute, l'impedimento che si sperimenta in diversi ambiti della vita - come il lavoro, le relazioni affettive e intime, la socialità - il rapporto con il proprio corpo, i pensieri e i comportamenti associati, sono spesso descritti in maniera confusa e incoerente, con imbarazzo, dolore e senso di colpa, con un grande timore rispetto alla loro apparente incomprensibilità, senza immaginare che dietro il sintomo ci può essere uno scenario più ampio che va conosciuto e approfondito. Generalmente, il senso comune, nel rivolgersi a persone che presentano queste difficoltà, parla di assurdità, incoerenza, bizzarrie, fissazioni, problemi che la persona si autocrea, alimentando chiusura, colpevolizzazioni, difficoltà a rivolgersi a specialisti e soprattutto riconoscersi come soggetti che necessitano di aiuto.
 
Inizialmente la storia tramanda una profonda difficoltà ad accostarsi a questo genere di manifestazioni della sofferenza umana. Mentre la medicina si faceva spazio nel territorio del corpo, le questioni della “psiche” erano circoscritte all’ambito filosofico e religioso. Basta pensare che in passato i disturbi mentali erano considerati conseguenza diretta o indiretta di entità malefiche (demoni) che operavano influssi negativi sul soggetto colpito o posseduto. Per questi temi, fatti rientrare nelle questioni di natura religiosa, si sono date spiegazioni legate alla “volontà divina” o come espiazione di colpa. Questo ci aiuta a comprendere meglio il peso che grava sulla persona che soffre, fin troppo nasconsa o in silenzio, peso che richiama ancora troppo direttamente a sé il tema della colpa, dell’assenza di “virtù” e di “volontà”, costruendo, come è semplice costatare quotidianamente anche oggi, atteggiamenti giudicanti, sprezzanti e moralizzanti verso questo tipo di pazienti e verso la sofferenza che li attraversa.

 
Come si classificano e distinguono i disturbi mentali?
 
Lo studio sempre più ampio della sofferenza mentale ha consentito, almeno inizialmente, la loro descrizione e gradualmente anche alla loro classificazione (nosografia). Si sono proposte ipotesi di funzionamento dell’apparato psichico, si sono articolate spiegazioni sullo sviluppo, sulla distribuzione, sull'incidenza dei vari disturbi (epidemiologia/etiopatogenesi) proponendo anche le prime teorie rispetto allo sviluppo psicologico e psicopatologico. Graduamente  i contributi teorici e clinici hanno ampliato la conoscenza dell'uomo visto come soggetto nel quale agiscono conflitti, dinamiche inconscie, distorsioni legate a sviluppi patogeni o a eventi traumatici, fantasie, desideri, ambivalenze, relazioni complesse con l'ambiente e con le altre persone.
 
I principali manuali che descrivono, sintomi, modalità di manifestazioni, dimensionalità, livelli, organizzazione e struttura dei disturbi mentali sono:
 
 
ICD-10: (l’International Classification of Diseases) il 10 si riferisce al numero della versione a cui siamo giunti oggi. Questo sistema di classificazione è elaborato su base statistica, elaborato dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
 
DSM: (Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders) dell’American Psychiatric Association. I disturbi mentali sono descritti come categorie.
 
 
PDM: (Psycodinamic diagnostic manual) frutto della collaborazione tra diverse associazioni psicoanalitiche americane: l’American Psychoanalytic Association, l’International Psychoanalytical Association, la Division of Psychoanalysis (39) of the American Psychological Association, l’American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry, e infine la National Membership Committee on Psychoanalysis in Clinical Social Work.
 
Vi sono diverse differenze tra questi sistemi di classificazione, nel modo di elencare, descrivere, classificare e nel modo di pensare alla diagnosi dei disturbi mentali, alla loro evoluzione, dimensione, organizzazione e livello nel soggetto.
Diverse sono anche le critiche ai sistemi di classificazione dei disturbi mentali, dal momento che è molto complesso schematizzare fino in fondo l'esperienza variegata della sofferenza umana e il tentativo, spesso eccessivo, di "schedare" questa esperienza, può far perdere la complessità, anche diagnostica, di una conscenza più complessa e profonda che non può prescindere da una relazione tra specialista e paziente di una cerca profondità e solidità.
 
 
Quali sono i disturbi mentali?
 
È importante sapere che ci sono differenze di modalità di pensare ai disturbi mentali, per la loro complessità e le intricate sfaccettature che li contraddistinguono anche gli approcci esplicativi e clinici sono diversi e molteplici. Modelli che delineano chiaramente la complessità della sofferenza mentale e dell'uomo nelle sue manifestazioni di disagio.
 
Possiamo evidenziare le seguenti categorie di disturbi mentali:
 
  • disturbi deliranti, schizofrenici e altri disturbi psicotici
  • disturbi di personalità
  • disturbi dell'umore
  • disturbi somatoformi e fittizi
  • disturbi dissociativi e di conversione
  • disturbi sessualie d’identità di genere
  • disturbi alimentari
  • disturbi psicosomatici e sintomi somatici psicogenidel sonno
 
Queste elencate rappresentano categorie che contengono diversi altri elementi, e molti altri se ne potrebbero elencare considerando le differenze tra psicopatologia infantile, adolescenziale, adulta e alcune differenze sempre più rilevanti della psicopatologia geriatrica.
 
La sofferenza, tuttavia, è molto ampia e ha tanti modi per esprimersi, ci sono tante problematiche che generano sofferenza, pur non rientrando in un ambito classificatorio specifico ma che restano importanti dal punto di vista clinico e che possono necessitare dell'aiuto di uno specialista:

 
  • IVG: interruzione volontaria di gravidanza;
  • Difficoltà di concepimento (non dovuta a condizione mediche generali);
  • Sterilità psicogene;
  • Dipendenze patologiche (da internet, affettive, da sostanze);
  • Problematiche con il gruppo di pari (per bambini e adolescenti);
  • Problemi affettivi, relazionali, di coppia e familiari;
  • Lutto, perdita, separazione e abbandono;
  • Problemi legati a stress sul lavoro: mobbing e burn-out;
  • non compliance ai trattamenti psicologici e/o medici;
  • maltrattamento psicologico, fisico e abuso sessuale nell'infanzia;
  • maltrattamento psicologico, fisico e abuso sessuale in età adulta;
  • problemi di inserimento sociale, lavorativo e scolastico;
  • problemi legati ad una fase del ciclo vitale;
  • altre problematiche che causano significativo disagio a livello personale, interpersonale, sociale, lavorativo o scolastico
 
 
Psicoterapie, trattamento?
 
Pensare alla psicoterapia significa rappresentarsi il concetto di cura dei disturbi mentali. Per la loro complessità, per le loro caratteristiche, per le variabili sfaccettate che li determinano, le sfumature con cui si manifestano e la complessità nel definire quadri clinici oggi sempre più complessi e variegati, anche la cura e le forme di cura sono altrettanto complesse e agiscono a più livelli.
 
Anche lo stesso sintomo o la stessa manifestazione comportamentale possono essere espressioni di disagi completamente diversi, oppure un sintomo che lascia intendere una psicopatologia può in realtà mostrare altri aspetti divrsi che possono essere chiariti solo dopo un certo tempo, quando la struttura psichica e i diversi livelli del suo funzionamento iniziano ad esplicitarci nel lavoro terapeutico.
 
Le forme di psicoterapia sono diverse e prendono avvio da aspetti teorici, e clinici specifici. Le psicoterapie sono differenti come gli specialisti che la esercitano.
 
Proviamo ad evidenziare le principali forme di psicoterapia oggi esercitate, conosciute e messe in atto nella pratica clinica dei disturbi mentali e dei disagi psichici.
La prima forma di trattamento psicologico che si è accostata ai disturbi mentali è rappresentata dalla psicoanalisi. Essa ha aperto la strada a diverse forme di psicoterapia del profondo e non.
 
Gradualmente sono nate altre correnti teoriche e cliniche sviluppando altre forme di intervento:
 
- la psicoterapia umanistica esistenziale
- la psicoterapia cognitivo-comportamentale
- la psicoterapia sistemico-relazionale
- la psicoterapia di gruppo diversamente orientata (più influssi teorici di riferimento)
- psicoterapia breve (più influssi teorici di riferimento)
 
La malattia mentale, la mente, l’uomo sono temi importanti e complessi che aprono strade e argomenti molto delicati e altrettanto ampi. Ogni piccola conoscenza è un mattoncino da aggiungere all’interminabile edificio del sapere e della cura, per aiutare l’altro, per lenire le sue sofferenze, per comprenderlo e lasciargli intendere che è “comprensibile” ciò che confusamente lo fa soffrire.
 
 
 

 

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